Abu Simbel e il sogno nel deserto di una tappa tanto attesa

L’escursione ad Abu Simbel rappresenta una delle esperienze più attese del mio viaggio in Egitto. Da tempo desideravo raggiungere questa meta iconica: sapevo che mi avrebbe condotto per ore in autobus da Aswan verso gli infiniti spazi del deserto egiziano, ai confini con il Sudan. Abu Simbel è una destinazione che sorprende: la sua collocazione geografica, nel profondo sud dell’Egitto, a pochi chilometri dal confine, e isolata tra la sabbia e il lago Nasser, la rende unica e suggestiva.

Per questa escursione serve una giornata intera: io ho raggiunto la mia destinazione con un bus che impiega circa 4 ore a tratta, quindi sono partita all’alba e sono rientrata ad Aswan la sera tardi. Il senso di attesa, tuttavia, cresce chilometro dopo chilometro e all’arrivo ai piedi dei templi colossali si ha davvero la sensazione di essere in un luogo fuori dal tempo, magico e potente.
Abu Simbel, spesso giudicata come una meta “hollywoodiana”, mi ha invece sorpresa per l’imponenza autentica delle sue statue, per la sua posizione quasi surreale e per il mistero che si respira tra le rocce scolpite.

Interno sala ipositla Tempio di Ramses II

Dove si trova Abu Simbel: geografia, deserto e confine

Abu Simbel si trova nell’estremo sud dell’Egitto, in posizione isolata sulla riva occidentale del lago Nasser, a circa 280 km da Aswan e vicinissima al confine con il Sudan. Questo contesto geografico la rende una meta sospesa tra il deserto e le acque, dove la sabbia incontra l’eternità del Nilo.
La particolarità del sito deriva anche dalla sua “remotizzazione”: per raggiungerla serve un’escursione organizzata (in bus o convoglio), che permette di vivere il paesaggio desertico e la vastità senza tempo delle antiche terre nubiane.

Storia di Abu Simbel: Ramses II, il salvataggio UNESCO e il nuovo sito

I templi di Abu Simbel furono costruiti tra il 1274 e il 1244 a.C. per volere di Ramses II, uno dei faraoni più celebri della storia egizia. Il sito serviva sia come dimostrazione di potere verso i sudanesi che come dichiarazione di devozione agli dèi.


In origine, i templi erano scavati direttamente nella roccia delle colline. Con la costruzione della diga di Aswan negli anni ’60, il sito rischiò di scomparire sotto le acque del neoformato lago Nasser. Un mastodontico progetto UNESCO salvò l’intero complesso: tra il 1964 e il 1968, i templi vennero tagliati a blocchi numerati, trasportati e riassemblati su un altopiano roccioso 65 metri più in alto e 200 metri più indietro rispetto alla posizione originaria.

Questa impresa è tuttora considerata uno dei massimi salvataggi archeologici della storia e uno straordinario esempio di collaborazione internazionale.
Oggi, le statue monumentali e i templi sono visitabili come in passato, conservando lo stesso allineamento astrale e la grandiosità originale.

Soffitto della stanza ipostila Abu Simbel

Il Grande Tempio di Ramses II

Il tempio principale, scolpito nella roccia, è dedicato a Ramses II e alle grandi divinità di Ptah, Ra-Horakhty e Amon, oltre allo stesso faraone divinizzato. L’ingresso è sorvegliato da quattro colossali statue alte 20 metri, raffiguranti Ramses II seduto con la doppia corona dell’Alto e Basso Egitto.

Oltrepassando la facciata, si accede a una sala ipostila a otto colonne osiriache, con grandi rilievi che ripercorrono i successi militari del faraone, tra cui la celebre battaglia di Qadesh.
Le stanze si susseguono in profondità, dalla sala ipostila alla sala della seconda ipostila, riccamente decorata. Si arriva infine al santuario, dove sono scolpite le statue delle quattro divinità principali, e due volte l’anno (precisamente il 22 febbraio e il 22 ottobre) i raggi del sole penetrano fino a illuminare i volti degli dèi: un evento astronomico ancora oggi celebrato e chiamato “miracolo del sole”.

Il Tempio di Nefertari: arte, devozione ed eleganza

Accanto al Grande Tempio si trova il Tempio Minore, dedicato a Hathor e alla regina Nefertari, sposa prediletta di Ramses II. La facciata è decorata con sei statue alte 10 metri (quattro del faraone e due della regina, per la prima volta in un tempio egizio rappresentata quasi pari al sovrano), simboleggiando amore, fertilità e protezione.

Al suo interno, le colonne sono a forma di sistri, strumento sacro di Hathor, dea della musica e della gioia.
Le pareti sono adornate da bassorilievi che mostrano Nefertari e Ramses mentre offrono doni a Hathor e agli dèi. Il tempio celebra il culto femminile e l’unione divina tra faraone e regina.

Sale interne: funzioni e dediche spirituali

  • Sala ipostila del Grande Tempio: colonne, scene di battaglia, divinizzazione del faraone.
  • Santuario: effigi divine, punto focale del culto.
  • Sale secondarie: cappelle votive, sale per riti e offerte, ambienti riservati ai sacerdoti.

Nel Tempio Minore, la disposizione delle sale ricalca quella del tempio principale ma in scala minore e con un’atmosfera più raccolta, dedicata alle pratiche legate a Hathor e ai riti femminili.

Statua nel tempio di Abu Simbel

Il panorama di Abu Simbel e l’emozione della visita

Dall’altopiano che ospita i templi, il panorama sul lago Nasser e il deserto circostante è spettacolare: la vista si apre su uno scenario vasto e silenzioso, accentuando il senso di isolatezza e sacralità del luogo.
Trovarsi lì, di fronte ai colossi, circondati dal nulla del deserto e dalla quiete del lago, è un’esperienza intensa: si comprende la potenza che Ramses II desiderava trasmettere costruendo qui la sua “porta meridionale” verso l’Africa.

Curiosità, miti e ricorrenze

  • L’allineamento del Grande Tempio è calcolato per permettere ai raggi solari di illuminare le statue del santuario in due date precise all’anno, forse anniversari di nascita e incoronazione di Ramses.
  • Dopo la traslazione dei templi, solo la statua di Ptah rimane volutamente sempre in ombra anche durante “il miracolo del sole”.
  • Secondo il mito, il luogo aveva già un significato sacro per le popolazioni pre-egizie, e molte spedizioni archeologiche hanno trovato graffiti millenari nelle vicinanze.
  • Il nome locale dell’area deriverebbe da un giovane ragazzo, Abu Simbel, che guidò la spedizione europea di riscoperta verso il sito nel XIX secolo.
Sacrario del tempio

Come visitare Abu Simbel: consigli pratici

  • Escursione giornaliera da Aswan con partenza all’alba, viaggio di circa 3-4 ore per tratta in autobus. In alternativa è possibile raggiungere Abu Simbel con un volo interno dal Cairo o da Aswan.
  • Sito aperto generalmente dalle 6:00 alle 18:00, con orari estivi ed invernali; meglio al mattino presto per evitare il caldo e le folle.
  • Consigliato abbigliamento leggero, cappello, acqua e macchina fotografica.
  • Eventi speciali: le celebrazioni dei “miracoli del sole” il 22 febbraio e 22 ottobre richiamano visitatori da tutto il mondo.

Visitare Abu Simbel significa immergersi in uno dei più grandi capolavori dell’antico Egitto, dove storia, mito e ingegneria si fondono in uno scenario unico. Il viaggio nel sud del paese è impegnativo, ma ciò che si prova di fronte ai colossi di Ramses II e alla grazia del tempio di Nefertari ripaga ogni attesa. Passeggiare tra le imponenti facciate scolpite nella roccia, vivere l’esperienza del deserto e del suo tramonto mozzafiato, ammirare il panorama senza tempo sul lago Nasser, lascia nel cuore sensazioni indimenticabili.

Abu Simbel tempio esterno